Successo per le Masterclass sui sapori della Romagna

Facebook
Twitter
LinkedIn

CATTOLICA – Grande partecipazione e interesse per le iniziative di “Pasqua a Cattolica Gusto di Vivere”, l’evento che durante le festività pasquali 2026 ha animato Piazza Primo Maggio con la Casa del Gusto e la casa della Rimini DOC e Via Bovio con gli stand dei produttori locali, trasformando il cuore della città in un vivace palcoscenico dedicato alle eccellenze enogastronomiche del territorio romagnolo.

Protagoniste indiscusse delle tre giornate, dal 4 al 6 aprile, sono state le Masterclass guidate da Maurizio Saggion, Gustologo e coordinatore del progetto “ProduciAmo Romagna” di CNA Rimini, incontri proposti più volte al giorno che hanno saputo coinvolgere un pubblico numeroso e attento.

Ogni Masterclass tematica, infatti, ha offerto in 45 minuti un viaggio super immersivo nella cultura del gusto, tra racconti, approfondimenti e degustazioni guidate. Al centro di tutti gli incontri, la qualità e la tradizione dei prodotti locali: oli extravergine d’oliva, salumi, formaggi e mieli.

A rendere ancora più coinvolgente l’esperienza sono state le degustazioni guidate dei prodotti che, proposte nella formula di vero e proprio laboratorio sensoriale, hanno arricchito del gusto di poter assaporare direttamente quanto appreso, un racconto già intenso, fatto di territorio, passioni e identità.

“Pasqua a Cattolica Gusto di Vivere” si conferma così un evento capace di valorizzare le eccellenze locali e promuovere la cultura enogastronomica della Romagna, grazie a un’impostazione al contempo giocosa e culturale, adatta a tutte le persone e fortemente capace di coinvolgere i sensi e affascinare la mente.

In un tempo in cui il cibo è sempre più spesso un atto di consumo, rapido e distratto, le nostre iniziative culturali, portate tra la gente e sul territorio, ricordano quanto sia fondamentale educare ed educarsi alla cultura del gusto: partecipare, ascoltare, conoscere, affinare sensi e sensazioni, significa sviluppare una consapevolezza più profonda di ciò che portiamo in tavola.

Riconoscere la qualità, infatti, oltre all’incontro sensoriale, vuole (deve!) essere un atto culturale forte e consapevole, un gesto capace di valorizzare il lavoro di produttrici e produttori, di tutelare i territori e, al contempo, di restituire al cibo il proprio significato più autentico: quello di esperienza, identità e salute quotidiana. Ma anche incontro e relazione.

Articolo e foto di Eva Panitteri